solo me ne vo per la città...

era proprio necessario un altro blog? la risposta è : NO. ma scrivo solo per amici...
martedì, 29 dicembre 2009

Eraclito vs Parmenide 2-0 (ma con Pitagora sarebbe un’altra storia)

Panta rei. Tutto scorre. Lo so che lo sapevate, ma la fluidità della parola mi piace, allittera e sollazza  i miei denti. E la ripeto mentalmente cinque o dieci volte nella mia testa, finchè non sbatte sulla spiaggia del primo nuovo pensiero. Chiaro,ultimamente ho la concentrazione di un criceto alle prese con l’arduo compito di decidere quale seme è meglio mangiare prima.

 

Un anno se ne va, con i suoi pensieri e i suoi ricordi. Se penso a chi, dove e cosa ero un anno fa, beh wow, direi che è cambiato tutto. Per poi in fondo non cambiare niente. Sullo stesso fiume non scorre mai la stessa acqua.

 

Ancora si diventa  e non si è, ci si impegna ma non ci si appropria, si corre ma in tondo.  Si cerca e non si trova. Ed è un continuo divenire, una negazione dell’essenza fino a ieri ritenuta acquisita. Non c’è futuro, il passato remoto si schiaccia su quello prossimo. Un presente continuo, progressivo.

 

 Questo è. E mi piace così in fondo. Si accusa un pò di stanchezza per la continua esposizione ad i flutti in tempesta, sempre di petto e sempre in prima persona. Però sono mie scelte e mi accorgo, ogni volta che mi obbligo a liberare la testa da qualsiasi pensiero più complesso del  pasto, che rilassarmi forse non è ancora quello che voglio. (ok, qualche eccezione ogni tanto, vedi battlestar galactica  o le ferie, mi sembra siano lecite).

 

Scoprire che ancora si hanno milleideeemilleprogetti, che si ha ancora energia potenziale da trasformare in energia cinetica pur rispettando le leggi dell’universo, è una piacevole sensazione.

E’ quel fuoco inside che non conosce estintore, che brucia senza curarsi di prendere altra legna, perchè la passione è ancoraoggi per me più importante della strategia. Sempre meno, ma ancora è così. Quando vorrò solo vincere o non perdere, mi muoverò in altri modi, mi ripeto sempre. E mi ci crogiolo pure.

 

Avere difficoltà e impegnarsi a trovare una soluzione rimane un bell’esercizio anche quando si sbaglia. Mi dico spesso che verranno tempi migliori. Ma come dice il mio amico Barack, siamo quelli che aspettiamo.

 

Ancora una volta per il 2009 il buon vecchio Eraclito, che per me rimane o meglio "diviene" il nano Brontolo che parla ad una fiamma viva con la voce di Sauron del signore degli anelli, vince per distacco il confronto con Parmenide.

 

10 date importanti di quest’anno.

 

1)       11 Maggio.

2)       28 Aprile.

3)       5 Maggio.

4)       6 Gennaio

5)       23 Luglio

6)       22 Dicembre

7)       25 Ottobre

8)       28 Agosto

9)       20 Agosto

10)    8 Settembre.

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giovedì, 24 dicembre 2009

Poster


Nel classico momento dei bilanci di fine anno, dei buoni propositi e dell'analisi interiore, offro invece una cosa che mi  è capitato di leggere.  Forse scriverò dell'altro da qui alla fine dell'anno, sicuramente non farò altri progetti per il 2010 che son sufficienti quelli che che eredito dal me versione 2009. Di Vincenzo Latronico, giovane autore 25enne.

"La mia generazione ha problemi di stabilità di contratto, di soldi. Eppure non sento tra di noi alcuna solidarietà. Tutti hanno gli stessi problemi ma non ci si sente più vicini per questo. In ogni epoca quando c'era un disagio c'era anche un impegno. Oggi in Italia questa equazione è smentita: il disagio c'è, ma non c'è l'impegno. E per impegno intendo anche la politica, ma non solo la politica.

Ho partecipato al movimento studentesco di fine anni Novanta, per sette anni. Finché un giorno, mi ricordo, sfilavamo contro il precariato. Passavamo davanti ai negozi, agli uffici, e tutti i precari veri erano lì a lavorare: in strada c'eravamo solo noi studenti. Ho avuto la sensazione che eravamo in strada per dimostrare di essere un gruppo sociale, e facevamo politica solo per frequentarci: valeva il gruppo più del problema.

Impegnarsi non è una cosa banale. Non è stare insieme tra noi, ma con gli altri. Significa impegnare il proprio tempo, poi devi avere la pazienza di convincere gli altri. È anche noioso l'impegno: magari passi dieci volte da una persona per avere una firma. La cosa che impari però è che devi cambiare le parole: per essere ascoltati devi renderti credibile ma devi anche allargare il tuo radar. È poco nobile forse, ma se credi nella politica devi rispondere alle domande primarie, che è: a me cosa interessa? A me cosa torna in tasca? Se rispondi a questa domanda, sulle piccole cose, poi dopo puoi provare convincere le persone anche a battaglie ideali.

Fare battaglie dei diritti non è facile. Certo dispiace: e mi auguro che i miei nipoti un giorno mi chiederanno: "come mai non c'era il matrimonio omosessuale quando tu avevi vent'anni, nonno..." Davvero, lo spero. Ma cosa posso fare io oggi per far succedere questa cosa? Se c'è un'idea in cui voglio ancora credere è che rivoluzione è un nome ombrello per un grande cambiamento, che all'inizio magari è piccolo e locale, fatto di cose minime. Per questa ragione credo solo in battaglie ristrette ma anche possibili. Battaglie dove puoi costruire anche una rete, raccogliere adesioni, consenso. Io tengo molto alla laicità dello stato, e sarei pronto ad impegnarmi da subito per portare lo stato italiano verso la laicità.

Ma cosa fai? Vai davanti ad un consultorio dove minacciano le ragazze che vogliono abortire. O ti impegni con chi combatte le leggi sulla fecondazione in vitro. Organizzi una manifestazione contro il disegno di legge sull'interruzione dell'alimentazione forzata. Questi sono temi sui quali mi sentirei chiamato, ma da chi, dove, a fare cosa? Obama all'orizzonte qui non c'è, non c'è altro da dire, basta guardarsi intorno. Bene, Obama non c'è: cosa facciamo? Forse possiamo affittarlo"


Auguri sereni a tutti i miei 5 e-lettori.
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giovedì, 17 dicembre 2009

Elementi di rete

Nella settimana in cui tutti si mettono a sentenziare su internet è simpatico che nessuno abbia chiesto un parere tecnico sulle questioni.

Per dire, mettere filtri a internet. Uno va da un tecnico è gli dice: Scusa, mi filtri i contenuti illegali da quelli legali? Ora non ci vuole di essere di legno come gli ingegneri per capire che alla domanda non si può rispondere.

Banale q.b, ma una regola da impostare su una macchina ha bisogno di dettagli circostanziati, determinati, certi. Altrimenti non funziona. Aggiungo, una regola da spiegare a un tecnico deve essere acritica altrimenti diventa soggetta a variazioni culturali. E i tecnici/ing. di rete non brillano per menti lineari e pensieri facilmente condivisibili.

Per cui, come al solito, il problema andrebbe spostato sui contenuti che sulla forma di certe dichiarazioni . Solo per citarne una, l'unica che farò , L'onorevole Carlucci da ballando con le stelle (per me son la stessa persona) parlava  male di "quelli dei social network", confondendo probabilmente l'aggettivo social con i centri sociali. Ma tant'è.

Andiamo nel merito: faccio un'esempio. Supponiamo di voler combattere la pedofilia. Esistono due tipi di approcci in letteratura, quello delle negazioni specifiche e dei permessi globali finali, e quello dei permessi specifici e delle negazioni globali finali (non è terminologia tecnica, ma facciamo per capirsi).

1) si fa una lista di parole che compaiono sui  siti/contenuti/dati: ad esempio childrenxxx e si sbarrano i pacchetti che vanno verso quelle direzioni (a livello 7 per intendersi con chi conosce la pila OSI). Tutto il resto passa. Si capisce bene che un approccio del genere è utile fino a un certo punto, basta mettersi d'accordo, cambiano le parole chiave e le macchine non bloccheranno più determinati contenuti.

2) si permettono solo determinati siti(contenuti/dati verificati, e si blocca tutto il resto. E' chiaramente una limitazione delle potenzialità della rete, soggetto a pesanti artifici di procedura (ogni elemento nuovo deve essere verificato e burocratizzato alla bisogna). Sopratutto, nessuno garantisce che ciò che è dichiarata "buono", per qualche motivo, un giorno non diventi "cattivo".

Mi scuso per i particolari tecnici, ma credo che ogni tanto un pò di impegno da parte degli specialisti a far capire che certe strade non sono neanche lontanamente percorribili andrebbe fatto. In Cina bucano i filtri dappertutto, in Iran passa twitter, in Italia dove il mercato è certamente più aperto, basta anche meno per criptare i propri dati e farli riapparire da qualche parte all'estero(anonimous proxy).

Sono chiaramente contrario a politiche di questo tipo, ma sopratutto, ritengo che la soluzione già esista. Sta nelle nostre teste. Basta segnalare i contenuti sospetti alla polizia postale (che lavora su questo), e loro valutano se inviarlo alla magistratura. Guarda caso come il Mondo reale.

Le leggi di emergenza corrispondono sempre a soluzioni di emergenza, cioè a toppe su pantaloni vecchi.

E' solo e sempre, nel Mondo reale o virtuale, questione di educazione.  Partiamo da lì, se interessati a capire e risolvere il problema.

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mercoledì, 09 dicembre 2009

di disfatte e di SaL( Stato avanzamento Lavori)


Nell'attesa di una pizza che si è trasformata in salatissimo hamburger con strafrittissime onion ring intorno , mi è capitato di godere con un pizzico di relativo dispiacere alla Caporetto bianconera con il Bayern.

Cercando di interiorizzare cosa non mi quadrasse di quella sconfitta, mi sono facilmente reso conto che no, ci può anche stare di perdere 4-1 in casa dai crucchi, ma non così. Io probabilmente, almeno mi sarei fatto buttare fuori. Era evidente la sensazione di inferiorità della Juve ieri sera, ma più che quell'handicap mi dava fastidio lo spirito di accettazione di tale stato.

Intendiamoci, di debacle ne ho subite pure io, e diverse. Però sono sempre uscito dal campo distrutto nel fisico, avendo fatto tutto quello che potevo e forse un pò di più. E quel di più coincideva in genere con le gambe dell'avversario, la cui unica colpa era quella di essere un pò più veloce o più abile. Ma è lo sport  baby, e come diceva il filosofo Robocop, vivo o morto tu verrai con me. Io, fossi stato in Marchisio ieri sera, sarei uscito con almeno uno scalpo tedesco in tasca.

Tornato a casa, finisco un magnifico libro, in quest'annata fortunatissima.Gongolo.
Chiudo con la nuova puntata in streaming del mio nuovo telefilm preferito. Per un attimo penso che il paradiso non possa essere così tanto differente. (si un paio di idee migliorative mi son venute presto, ma credetemi, 5 e-lettori, la soddisfazione è stata molta, e mi sono addormentato molto rilassato).

Alla giornata di ieri, segue quella di oggi, in cui i i miei progetti settembrini subiscono una positiva accelerata. Sono in pista, confuso come non mai, ma ci sono, e me la gioco su tutti i fronti.

Ok il tennis meriterebbe un discorso a parte. Ancora gioco come un'educanda, la cattiveria agonistica di cui discutevo poche righe fa è veramente lontana. Devo ritrovare gli occhi di tigre, e il ranking locale non avrà scampo.

Ma per il resto, non mi lamento proprio. Anzi. Faccio fatica, ma i risultati si vedono. E' un'onda lunga che  mi travolge e travolge quello che provo a fare. Stanco e distratto, avanzo nella nebbia senza punti di riferimento diversi dal proprio istinto. Manco di strategia, ma tatticamente sono dove volevo essere, al momento giusto.

Bene così, accettando serenamente che non sempre ci è dato capire quello che facciamo.

Davvero una svolta per il sottoscritto.
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domenica, 29 novembre 2009

Calabrisella mia

"Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina".
(Pierre de Fermat nel 1637, aprendo la caccia a un incubo matematico risolto nel 1993, ma risolto con l'ausilio di potenti computer, Genio o cazzaro?)

Comincia l'Avvento, d'improvviso il Natale sembra alle porte con il suo carico di bilanci e rivendicazioni. Me ne accorgo più per parentele con giocattolai che intravedono un periodo di grande stress che per calendario liturgico, ma la sostanza cambia poco, in questo scorcio finale di 2009.

(mancano solo tre anni al 2012, già l'oppressione maya che assale? Riuscirò a rinviare le mie scadenze oltre quella data?).

Corri e fuggi fuggi e corri, un amico come status su FB scrive: "Gli offizi della vita sono come i neon di una città di notte, ci mostrano le inezie, celandoci le stelle". Riesco a leggere di nuovo qualche libro, tra uno spostamento e l'altro.

Per ora si naviga a vista, non capendo dove sarò a dormire domani sera. E tutto sommato va bene così, anche se non mi trovo molto a mio agio con situazioni che non posso gestiree prevedere.

Questa settimana la Calabria, interessante confronto con la Romania dell'anno scorso. Un confronto parallelo che dice da solo quante cose siano cambiate quest'anno. Tra San Leonardo di Cutro ed Isola di Capo Rizzuto, succede che trovi una dimensione remota che non pensavi appartenesse più a questo paese.

I discorsi da tavola borghese imbandita lasciano spazio alla fotografia di una realtà che mescola sudore, sangue e terra. La numerosità dei cimiteri è impressionante, come se il culto dei morti servisse a lenire l'ossessione del presente continuo del terzo millennio.

Succede che lavori con persone che si mettono in proprio e si danno da fare nella propria terra e nei loro occhi capita di leggere la vergogna di un'ombra pesante e ingiustificata, e l'imbarazzo di chi non ha voglia di rispondere a domande che non gli appartengono.

Vedi quel contrasto, questo si che ricorda  Bucarest, tra avanguardie tecnologie e arretratezze culturali che viaggiano di pari passo, nello stesso paese, negli stessa strada, negli stessi uomini.

Ho pensato a come questo possa toccarmi in qualche modo. Preso tra il cinico distacco di chi non voglia appropriarsi di problemi che sembrano irrisolvibili e la voglia di capire perchè li ritengano tali.

Capita che ti addormenti pensando che sei fortunato: che ancora non sei mai sceso a compromessi, e non ti sei mai piegato a situazioni ambientali a te superiori.






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sabato, 14 novembre 2009

così, all'improvviso, di passaggio.



Provo a cambiare abitudine per l'ennesima volta dopo aver riletto gli ultimi due post lamentevoli. La domenica sera non è il caso. Meglio affidarsi al sabato del villaggio, che reca con se il suo mazzetto di rose e viole.

E anche perchè sono pieno di idee, e mi sembrano tutte buone. Per cui recupero o meglio perdo il controllo scrivendo la prima cosa che mi viene in mente, come uno "stop alle telefonate" (verso il mio cervello).

Anche se poi rivelo  che le bugie non le riesco a dire e ammetto che la riflessione parte da un pò più lontano. Sono tre giorni che un'immagine si è fissata in testa. E' quella di una bambina indo/pakistana (facciamo del Kashmir così accontento tutti) che l'altra sera ho trovato ad un internet point che si guardava su youtube la sua telenovelas in lingua madre preferita.

Rispondo alla prima delle facili obiezioni su cosa facessi in mezzo a tanti immigrati: sono un tossico di internet, più o meno ossessivo. Ma almeno una volta al giorno devo controllare la mia posta ( a meno di essere in vacanza),  altrimenti entro in crisi di astinenza.

La situazione mi ha incuriosito, finchè ella non si è girata e mi ha fatto gentilmente intuire che tra noi due, uno era di troppo: sarà che avere un gufo sulla spalla che ti controlla il monitor non piace troppo neanche a me. (peccato la sitcom sembrava affascinante, potevo almeno capire cosa era: proposta, prossima settimana mi siedo a quel pc e controllo la cronologia).

Ok. Situazione carina e strana. Primo pensiero del lungo monologo interiore alla Leopold Bloom: orgoglioso di appartenere alla classe lavoratrice che ha lavorato meglio nel migliorare la vita quotidiana negli ultimi decenni: ingegneria dell'informazione.  Vanità, solo vanità. Ma capire che il proprio lavoro può rendere felici le persone, aiuta in certi momenti.

Svoltata la cura col sorrisetto idiota, sono passato poi al senso di cittadinanza e cultura. E qui comincia il pippone filosofico. Perchè la definizione di italianità mi intriga molto ultimamente. Se si nasca o si diventi membri di una comunità. Cosa  caratterizzi il nostro senso di apprtenenza, cosa scatti nella mente in difesa di un'appartenenza astratta.

La ragazzina cuffiadotata di cui sopra, rinforzava il suo legame con la cultura di origine per volontà sua. Voglio dire, non credo che se metti un bambino davanti a youtube, si metta a guardare una cosa che non gli piace, per cui mi viene da pensare che si sia affini ad alcune appartenenze su basi genetiche: che tu nasca qui o da qualche altra parte, ci saranno  probabilità maggiori che l'ambiente ti condizioni, ma ciò che sei , se hai voglia di scavare un pò, lo decidi tu ed il percorso che decidi di intraprendere.

Non è solo un tema religioso con un pizzico di new age. E' la necessaria riflessione che questo tempo impone, con il suo accesso istantaneo all'informazione e con la contemporanea possibilità di mobilità elevata. Nello stesso giorno in cui vedevo questo bambina, un collega non molto più vecchio del M.B. (Magnifico Blogger) mi raccontava della sua tesi con un professore straniero basata su lettera, carta e penna.

Succede poi, nelle società vecchie e poco creative come quelle occidentali, che si alzino paletti e definizioni per definire appartenenze territoriali, spirituali basandole sulla cultura. Sorrido, pensando che allora, siamo tutti Americani.

Succede quando la paura del diverso vince sulla possibilità di evoluzione sociale e sulla sfida del bene comune.

Poi passeggi solo per la città, la studi e la annusi. Noti capannelli d immigrati in disparte. Capisci che  neanche tu hai più tanta voglia di parlare perchè abbiamo smesso di ascoltarci. Ti chiedi di questo passo dove finiremo, e d'improvviso ti senti vecchio.  Prima di rientrare in casa, mi sparo un Kebab, che questo si che è da italiani.

10 cose da italiani:

1) gesticoli con le mani e lo straniero ti guarda come un alieno.(la seconda a destra è sempre una bracciata in stile rana, lady, non si preoccupi, non è un tic).
2) sei empatico con il prossimo. Difficilmente dai giudizi negativi slegandoli dal contesto. A noi questo spesso non viene concesso.
3) sai che, a un certo punto... Vattene Affan...
4) Metti regole dappertutto, per poi non seguirle.
5) Io sono un tipo moderno, ma meglio drogato che gay.
6) Essere è più importante  di apparire. Ah no scusa, apparire è più importante di essere. Che ho detto? boh. Come ti torna meglio.
7) Ma come facciamo? Stai tranquillo. Un modo si troverà.
8) No non c'è. Sicura/o che non vuole lasciare un messaggio?
9)Cassano in nazionale. Perchè c'è un Cassano in ognuno di noi.
10)Pizza mandolino baffi neri. 10 euro ciascuno.interessa?






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domenica, 08 novembre 2009

Uno nessuno ,ics

Sconfitto nella solita partita pomeridiana di tennis (un  errore di troppo al momento decisivo),  con l'oscurità piombo di nuovo nella solita inquietudine della domenica sera. C'è che l'ora solare genera mostri insondabili e grovigli di stomaco inesplicabili. Avvisateci di 'sto fatto quando bisogna girare le lancette, eccheccacchio.

Sotto la doccia ustionante, che mi piace soffrire ed evaporare un pò, una discussione col mio socio/vincitore di giornata su "Vestivamo alla Marinara", ha acceso la riflessione su liceità del successo, ambizione, volontà di emergere e di raggiungere obiettivi.

Chiaro, i miei progetti stanno andando bene. Pure troppo, nel senso di troppo presto. Ma dopo qualche mese, ecco che mi libero del mio peso sullo stomaco: Il mio ritorno all'ovile non è andato come speravo. Non pensavo certo di trovare petali di rosa e porte aperte. Ma quello che ho visto e rilevato mi è sembrato peggiore di quello che avevo lasciato.

Non mi piace sputare nel piatto in cui mangio, e il lamento è l'ultimo dei miei pensieri. Quando critico, in genere propongo contemporaneamente una soluzione al problema. Me ne sono fatto una ragione di vita anni fa. C'è chi nasce per distruggere e chi per costruire. Io appartengo alla seconda tipogia, ma tollero nei limiti la prima categoria, perchè penso che la catarsi e la crisi siano da sempre il primo passo verso il miglioramento.

Accetto però a fatica l'idea di vivere in un tempo e in una società che mi pare bloccata. In cui non c'è nessuna tendenza al nuovo e ad uscire dagli schemi. Piacerò o no? Posso dirlo od offenderò qualcuno?  Lo faccio o passo oltre, ci penserà qualcun altro?

E in questa piccola provincia italiana, il concetto si eleva a potenza.  Trovo nelle persone, e colpevolmente nei coetanei, un senso di rassegnazione all'inevitabilità dei processi.  Come se non si potesse mai far nulla per modificare la rotta. Vedo negli occhi il timore della novità, sento nelle parole la paura di dispiacere, la diplomazia del non dir nulla, del non esporsi.

Il gattopardo in versione toscana.

E poi noi, o meglio, una massa di singoli io. Ognuno con i propri colori e sapori. Io con la voglia di utilizzare il mio talento, se ne ho, o perlomeno di provare a giocarmela nei campi di serie A. 
Io che cerco con educazione di dire quello che penso, ma che trovo negli occhi degli altri il disagio della discussione. Io che da sempre mi sento diverso, perchè non sono ingenuo, ma nonostante questo non mi rassegno al lento incessare del tempo; che di vita, credenti o no, una ce n'è concessa.

Io ambizioso, ma sempre corretto. Che da sempre sogno di piacere per quello che sono, ma che non cambio mai per compiacere.

Io uno, Io nessuno, Io ics.
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categoria: sintomi di statichezza


domenica, 01 novembre 2009

Domenica è sempre Domenica

Rifiato. Dopo settimane passate a correre dietro inutili appendici esistenziali, mi propongo con successo una domenica in ciabatte tra film di qualità scadente e cialtronerie varie.

Mi è capitato, complice una domenica elettorale e notevoli incontri vari di discutere con nobili intenzioni di spinosi casi nazionali (marrazzo rules). Afferro come a volte, a voler ragionare sul merito siamo rimasti in pochi, troppo pochi. Più facile rifugiarsi con obiezioni di metodo. E' che la generazione di consenso trova spesso vie facili, non per questo giuste. Vale per la politica, ma vale sopratutto per molto altro.Tutt'altro.

Respiro e rifiato. Mi ci voleva, anche se naturalmente l'euforia da sabato del villaggio è sparita, e la triste realtà è che al calar del Sole riprendo a pensare che domani farò le dieci al lavoro come minimo. Nessuna lamentela, sia chiaro, ma solo l'amaro calice del tempo che passa e tu che lo rincorri, gazzella o leone.

E' questo che mi passa in mente, la quadratura che non trovo mai. Come trovare la strada tra le migliaie di distrazioni che ogni giorno ci passano davanti. Come non perdere la bussola nei mari tempestosi.  Perchè a volte, anche se gli obiettivi sono chiari, e tu sei l'uomo più pragmatico del Mondo, hai l'impressione di sbandare.

E allora metti la tua barca in cappa. Magari per poco tempo. Ritorni per qualche ora ad essere un pò palloso, e cerchi di ritrovare quella tua scomoda spiritualità. Un armadio ingombrante da portarsi appresso, ma l'unico codice che ti consente di decifrare la realtà che ti gira intorno.
So già che non sarà un lavoro che posso chiudere in una domenica pomeriggio.Ma ho corso tanto in questi ultimi tempi ed è tempo di respirare un attimo.

Ed ogni buon maestro di yoga insegna che si comincia dal silenzio interiore per ritrovarsi. Io riparto da qui, per ritrovare con calma la posizione e la rotta da tenere, triangolando con quei pochi elementi che riconosco come valori certi, e come disegno di fondo.

Top ten delle cose che mi rilassano la domenica pomeriggio autunno-invernale:

1)  Un film truzzo e trash, molta azione poco ragionamento. Oggi è andata con l'ultimo fast and furious.
2) ciabatte calde, vestito comodo. In genere brutto.
3) scrivere sul blog, con calma. Alzandosi. Pensandoci. Cancellando. Correggendo.
4) Un pranzo familiare, magnata superior; conciliante q.b.
5) Un fuoco, incrociare i piedi al suo calore. Sentire la fiamma contagiarti  e salire per il tuo corpo lentamente.
6) Fare chiacchere senza senso a caso. Di quelle che non ha senso chiudere né aprire.
7) Ciondolare per casa come un'anima in pena.
8) accendere la televisione. Recepire ogni pubblicità o informazione passivamente. In maniera completamente acritica. Ti senti un uomo nuovo e migliore.
9) Accettare almeno un paio di volte idee e metodi diversi dai tuoi. Da come si arrotolano gli spaghetti a come si gestisce una guerra. Dall'ultimo libro radical-chic al peggior amaro di caracas che ti propinano come nettare. Pensa a Ghandi. Subisci tutto senza un fiato. Oggi, hanno ragione loro.
10)Rileggere questo decalogo e sorridere. Che oggi non si porta rancore. Oggi non ci si incazza. Oggi ci si riposa. Domani è un altro giorno.


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sabato, 24 ottobre 2009

cambio di passo

" perchè se io posso cambiare, e voi potete cambiare, allora tutto il mondo può cambiare...Adriana" (Rocky IV)

"La generazione che nel dopoguerra restituì la libertà al paese ha avuto per l'appunto questo merito, pagandolo talvolta con la vita. Poi, durante gli anni del potere doroteo, finì per rimangiarsi la promessa costituzionale dei diritti. La generazione che ha animato il Sessantotto riscattò a sua volta quel patrimonio di speranze, e a sua volta lo ha sciupato. Ora sta a te, che hai trent'anni o giù di lì. Se vuoi ribellarti all'ingiustizia, spegni la tv, smettila di far da spettatore." (Michele Ainis, la cura)

" Il vero successo arriva solo col duro lavoro" (Mara Maionchi)

"Sto provando a deformare la realtà. E' che si rifiuta di collaborare" (Crozza)

Il mio manicheismo naif ormai non si fonda più sul concetto di bene o male. Ma di casino e silenzio. C'è molta confusione intorno, rumore di fondo che io stesso ho contribuito a creare. Così quando mi guardo allo specchio stanco e malaticcio, non riesco a darmi giustificazioni. Hai voluto la bicicletta quindi pedala.

Ci sono momenti in cui voglio solo silenzio e stare da solo, anche per settimane e mesi.
Non ora. Per adesso produco un notevole sforzo in vari progetti che non hanno grandi ritorni, Parlo con molta gente, stranamente ascolto pure.

Il paradosso è che quello dei miei progetti che mi richiede più tempo e che mi  da vivere, è quello che mi offre meno soddisfazioni. Faccio davvero fatica a spiegare alla parte razionale che è lavoro e non un hobby.

Ultimamente nei miei tour , che sono fisici e non mentali questa volta, mi sono imbattuto in situazioni di cui ho sempre sentito parlare, ma che mai avevo verificato con mano.

La prima è la realtà di due ragazzi, in uno scantinato qualsiasi, che producono alta tecnologia. Sì in Italia.  Mi hanno colpito molto per l'analisi lucida ed economica e per le contromisure intraprese. A Dicembre entreranno in commercio, ma mi accompagna il retro pensiero che se fossero stati figli di o avessero avuto accesso ad una linea di credito in banca decorosa , probabilmente avrebbero già avuto il successo che si meritano. Nonostante questo, però ci provano.

la seconda, in Calabria, è la realtà di paesi dimenticati da Dio. In cui si studia tutto quello che accade, se ne verificano le conseguenze e ci si muove di conseguenze. Il tutto senza aprire bocca. Pieni di persone che chiaccherano in strada in orario di lavoro. Di vicepresidi in giacca che ti mostrano soffitti cadenti di  scuola con un'eleganza dolorosa sconosciuta allle nostre latitudini.

la terza è che domani sono su una scheda elettorale. Solo per dire all'uomo che sarò tra ventanni, che almeno ci ho provato. Adesso vorrei tanto dormire.

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categoria: sintomi di statichezza, compagnia elettorale


martedì, 13 ottobre 2009

smemoranda


Zibaldone sparsa e un pò marziano di giorni intensi, senza che la velocità aggiunga loro un briciolo di senso in più.

Ritorno al futuro: Il latino, ultimamente, da tic è diventato mania. Mi riempio spesso la bocca di parole pompose. minchia vestra.(fieri fautor di FB in latino).

Alla camera non passa un emendamento favorevole ai pari diritti per le coppie gay per incostituzionalità. Magari mi sbaglio, ma mi sembra che la difesa della costituzione sia tornata di moda. Non ricordo però dove si discriminino le preferenze sessuali.

Alla camera non passa un emendamento favorevole ai pari diritti per le coppie gay. Lo aveva proposto una deputata lesbica del pd, Paola Concia. Lo ha affossato, tra gli altri,  una deputata bigotta del pd, Paola Binetti. Poi uno dice che nel mio partito non ci si diverte.

Sono andato ad Aprilia, nella zona industriale, e la prima cosa che ho chiesto è dove fosse la fabbrica di motociclette. E' a Noale, in provincia di Venezia. Bravo ciccio, esordio alla riunione in grande stile.

Nossignore Il lavoro con l'esercito non mi ha cambiato affatto. Sissignore, dalla Valdichiana vengono solo tori e checche, ed io non ho le corna, Signore.

Sono stato ad un battesimo. Le uniche persone con cui ho conversato davvero avevano meno di 4 anni. E m'hanno insegnato diverse cosette.

Allora se sei zitto, "che problemi hai?" Se parli," non sei stato zitto un secondo!" Qualunque cosa fai, dovunque tu sarai, sempre pietre in faccia prenderai. Domenica il prete ha detto di lasciare che Gesù ci parli. Ecco ultimamente, mi sembra che abbia poco da dirmi. Probabilmente non lo lascio parlare.

Prosegue il mio lento e inesorabile miglioramento nel tennis. Verso i 52 anni si prevede di vincere il primo set. Vai così, McEroe.

La mia lenta scalata ai posti decisionali di questa società non subisce battute d'arresto. Tra i prossimi incarichi, ci sarà anche quello di assessore al tempo libero con deleghe agli anziani. (si insomma, al tavolino alla bocciofila mancava il quarto per una briscola, me la son cavata niente male).

Anche la vita professionale continua a regalarmi soddisfazioni.Sono diventato un pezzo grosso, quasi insostibuile. Figuratevi, ieri quella della mensa mi ha chiesto che fine avevo fatto.

Ho discusso un paio d'ore di nuovo con Pedro ed Elisa. Stanno bene e vi salutano. Ormai sospetto ci sia qualcosa di più fra di loro.








postato da subcomandanteco alle ore 22:43 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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